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mercoledì 25 agosto 2010

Materia


Il materialismo è una dottrina filosofica, secondo cui l’intera realtà o è costituita da materia o deriva dalla materia. In base a questo assunto, la materia è la realtà ultima, mentre coscienza e conoscenza sarebbero solamente attività dell’uomo come espressione del funzionamento del suo corpo.
La materia, poi, sarebbe il fisico che la esperimenta e il fisico che è sperimentato, composto di innumerevoli parti sempre più frazionate e frazionabili.
In pratica il materialismo identifica pensiero, sentimenti e proprietà naturali, con forme diverse di cose materiali, ossia esclusivamente dotate di materia. Si tratta di fenomeni legati con la vita e, più precisamente, con la vita degli uomini che, sempre per i materialisti, possederebbero una materia più evoluta delle cose inanimate e degli stessi animali.
Il problema sta nel definire in che cosa consiste questa diversità delle due materie (quella animale e quella umana). È ovvio che tutti i pensieri dell’uomo seguono ad una conoscenza che inizia con una avvertenza sensibile della realtà e che ogni sentimento nasce insieme ad una sensazione, così come le proprietà naturali sono anche fisiche, ma tutto questo è solamente materiale? Quale è il termine per distinguere i due aspetti della realtà? Questa distinzione è solamente opportuna oppure reale?
In pratica, quando gli ‹spiritualisti› parlano di ‹amore› intendono qualcosa di diverso da ciò che ammettono i ‹materialisti›? Una risposta che affermi che non esiste una differenza, ma solo una supposizione diversa, non risolve il problema, ma aumenta la confusione.
Se ci si può accontentare di una ragione confusa non si può impedire a chi lo vuole di cercare una distinzione più chiara.
Anche e soprattutto in questo campo una ragione più chiara non può verificarsi se non con l’aiuto di una coscienza più pura, ovverosia liberata dall’erotismo.

giovedì 6 maggio 2010

Realtà - dono

Perché io sottolineo che tutto ciò che siamo e che abbiamo ci è stato dato in dono? Perché noi non conosciamo niente se non in forma di un dono ricevuto.
In effetti, si potrebbe perfino concedere che noi non conosciamo questa o quell’altra cosa nel senso di una cosa come è, ma ‹come se fosse›, al punto che non siamo nemmeno sicuri di conoscerla bene, ma nessuno mette in dubbio di ‹riconoscere› tutte le cose in veste di bene nei propri riguardi, perché giungono alla sua considerazione come un dono che corrisponde a quel che egli cerca. Ancora, noi non conosciamo nessuna cosa come era o come sarà, anzi, noi stessi non siamo sicuri della nostra vita, eppure condividiamo il nostro presente con quello delle cose perché siamo connessi con esse in ogni momento come e perché ci giungono in dono. Ma soprattutto le realtà sono un dono per noi, perché ci fanno trovare il nostro posto nell’insieme; esse giungono come quel contributo necessario che ci fa spazio e ci lascia tempo e questo regalo si chiama ordine.
Se non avessimo ricevuto le realtà come dono, non saremmo nemmeno capaci di donarle a nostra volta, e di essere noi stessi un dono per loro.
Concludendo: non solo abbiamo ricevuto tutto in dono, ma il più grande dono tra tutti sta nel fatto che abbiamo ricevuto la capacità di riconoscerlo per diventare anche noi sempre più ‹dono› per i nostri simili e per la stessa natura che ci circonda.